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DIARIO DI SCATTO
Dove l’Alba Sfiora la Pietra:
un viaggio fotografico nella Valmasque
Agosto 2023.
Ci sono valli che si attraversano e altre che, silenziosamente, ti attraversano dentro. La Valmasque appartiene a questa seconda categoria: un luogo dove l’acqua canta tra le rocce, dove i larici si piegano alla luce del mattino e dove ogni passo sembra accompagnato da una sensazione antica, quasi primordiale.
Partire nel cuore della notte per raggiungere queste montagne significa entrare in un mondo sospeso. Le stelle ancora alte nel cielo, il silenzio assoluto delle Alpi del Mercantour e quell’attesa sottile dell’alba creano un’atmosfera che difficilmente si dimentica. È un’esperienza che va oltre il trekking e oltre la fotografia: è un dialogo continuo tra fatica, meraviglia e contemplazione.
La Valmasque, con i suoi laghi glaciali, i torrenti cristallini e le grandi pareti che conducono verso il Monte Bego, riesce a trasmettere una sensazione rara di immensità e intimità allo stesso tempo. Ogni curva del sentiero apre una nuova scena, ogni riflesso sull’acqua racconta qualcosa di diverso. E in quei momenti si capisce perché certe montagne non si limitano a essere viste: devono essere vissute.
La giornata è iniziata alle tre del mattino, con quella miscela di entusiasmo e sonno che accompagna sempre le partenze più importanti. L’obiettivo era semplice: raggiungere la valle nelle prime luci dell’alba per fotografarla nel momento più magico della giornata.
L’inizio del trekking, però, non è stato dei più emozionanti. Il percorso parte infatti con una lunga strada carrozzabile che sembra non finire mai. Un tratto monotono, quasi frustrante, capace di mettere subito alla prova motivazione e aspettative. In quei primi chilometri i dubbi iniziano inevitabilmente ad affacciarsi: ne varrà davvero la pena?
La risposta arriva improvvisamente quando la strada lascia finalmente spazio al sentiero. Da lì il paesaggio cambia completamente. Il percorso si inerpica accanto a una cascata, il rumore dell’acqua rompe il silenzio della montagna e il sentiero inizia a prendere carattere.
Poco dopo si entra in un fondovalle spettacolare attraversato da un ruscello che sembra uscito da una fiaba alpina. Le prime luci del sole iniziano a filtrare tra le cime e accendono l’acqua di riflessi dorati. In quel momento tutta la fatica iniziale svanisce. La valle si risveglia lentamente e ogni dettaglio sembra amplificato dalla luce morbida dell’alba: l’erba ancora umida, le rocce illuminate di arancione, il vapore leggero che si alza dal torrente.
Il trekking continua poi verso il Rifugio di Valmasque, dove ho fatto una breve sosta per recuperare energie e osservare il continuo mutare della luce sulle montagne circostanti. Da lì il sentiero prosegue costeggiando tre laghi alpini straordinari, incastonati tra le rocce come specchi sospesi nel cuore delle montagne.
È uno di quei paesaggi che riescono a fermarti continuamente. Le acque immobili riflettono il cielo e le cime circostanti creando una cornice alpina incredibile, quasi irreale. Ogni lago possiede una propria atmosfera, una propria personalità, e il sentiero che li collega regala scorci continui sul massiccio del Bego.
L’ultima salita conduce infine alla Baisse de Valmasque. Ed è qui che la valle mostra tutta la sua grandezza. Davanti agli occhi si apre un panorama immenso: la Valmasque appena attraversata, la Valle di Fontanalba e la celebre Valle delle Meraviglie si incontrano sotto le pendici del Monte Bego in uno scenario che lascia senza parole.
È uno di quei luoghi dove il tempo sembra fermarsi. Dove il vento, il silenzio e la luce diventano parte della stessa esperienza.
Dal punto di vista fotografico, questa uscita è stata tanto affascinante quanto impegnativa. Il mio corredo per la giornata era composto dalla mia fidata Canon EOS R5 accompagnata dal Sigma 150-600mm, scelto principalmente per fotografare la fauna alpina. Purtroppo, però, il periodo estivo e le temperature elevate hanno reso quasi impossibile avvistare animali durante il percorso. Il teleobiettivo è rimasto quindi praticamente inutilizzato, ma fa parte del gioco quando si affrontano ambienti naturali: la montagna decide sempre cosa concedere.
Per i paesaggi mi sono invece affidato al Canon EF 17-40mm f/4L e all’Irix 11mm, due ottiche perfette per valorizzare l’ampiezza della valle e la profondità delle scene alpine.
I ruscelli e le cascate incontrati lungo il percorso si sono rivelati ideali per sperimentare lunghe esposizioni utilizzando filtri ND, cercando di ottenere il classico effetto seta sull’acqua. Con la luce morbida dell’alba e il movimento continuo del torrente, ogni scatto assumeva un’atmosfera quasi eterea.
La gestione della luce è stata probabilmente la sfida tecnica più interessante della giornata. Le prime ore del mattino creavano infatti fortissimi contrasti tra le aree illuminate dal sole e le zone ancora immerse nell’ombra della valle. Per questo motivo ho utilizzato spesso la tecnica del bracketing, realizzando esposizioni multiple da fondere successivamente in post-produzione per mantenere dettagli sia nelle alte luci che nelle ombre profonde.
Sono proprio queste condizioni difficili, però, a rendere speciale la fotografia di montagna: ogni immagine richiede pazienza, adattamento e capacità di leggere continuamente la luce.
La Valmasque non è stata soltanto una meta fotografica. È stata un’esperienza intensa, fatta di silenzi, acqua, luce e montagne immense. Uno di quei luoghi che riescono a lasciarti addosso il desiderio immediato di tornare.
Mi piacerebbe viverla di nuovo in altre stagioni, magari con i colori caldi dell’autunno o nel silenzio ancora più profondo delle prime nevicate. Perché certe vallate cambiano volto con il passare dei mesi, ma conservano intatta la loro anima.
E forse è proprio questo il bello della montagna: non offre mai la stessa esperienza due volte.
Se c’è una cosa che questo trekking mi ha insegnato, è che alcune sveglie nel cuore della notte valgono infinitamente più delle ore di sonno perse. Perché alla fine del sentiero non trovi soltanto un panorama, ma una sensazione difficile da spiegare a parole.
La Valmasque è uno di quei posti che non si visitano semplicemente. Si respirano. E spero che questo racconto possa spingere qualcun altro a partire, zaino in spalla e macchina fotografica al collo, per vivere la propria personale alba tra queste montagne straordinarie.