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DIARIO DI SCATTO
Il Respiro del Vapore
tra le Valli
Ci sono appuntamenti che non si segnano sul calendario, perché vivono già dentro di noi. L’8 dicembre, per me, non è solo una data: è un richiamo. È il suono lontano di una locomotiva a vapore che si fa strada tra le curve della Val Tanaro, è quell’emozione che ogni anno ritorna puntuale, come il fumo bianco che si dissolve nell’aria fredda dell’inverno.
L’arrivo del treno a vapore a Ormea è qualcosa che non smette mai di incantarmi. Ogni volta è diverso, ogni volta è nuovo. Eppure è sempre lo stesso battito antico, lo stesso respiro lento e potente che attraversa la storica tratta ferroviaria da Ceva a Ormea. È un evento che inseguo con entusiasmo, con lo zaino pieno di attrezzatura e la testa colma di idee. Reflex, drone, e anche qualche incursione video con le action-cam Insta360: ogni mezzo diventa un modo per raccontare questa magia da prospettive sempre nuove.
Ricordo bene una delle edizioni più intense. Una settimana prima già osservavo il cielo, o meglio, le previsioni. Ogni aggiornamento meteorologico era una promessa o una minaccia. La neve incombeva, e con lei il dubbio. I giorni passavano tra controlli compulsivi e speranze sottili, fino a quella mattina. Una telefonata di mia mamma, preoccupata: “Non andare, le strade sono coperte di neve.”
E invece sono partito lo stesso.
Non è stata incoscienza, ma una sorta di richiamo più forte della prudenza. Guidare in quelle condizioni non è stato semplice, ma ogni chilometro sembrava avvicinarmi non solo a un luogo, ma a qualcosa di più profondo. E quando il treno è arrivato, tra il bianco ovattato della neve e il nero deciso del vapore, ho capito di aver fatto la scelta giusta. Ho portato a casa immagini che ancora oggi considero tra le più belle che abbia mai realizzato. Scatti che non raccontano solo un evento, ma una decisione, un’emozione, una sfida.
Un’altra volta, invece, la ricerca dello scatto perfetto mi ha portato un po’ oltre. Volevo qualcosa di diverso, un’inquadratura che rompesse gli schemi. Così mi sono posizionato all’uscita di una galleria. Ho attraversato la sede ferroviaria per appoggiarmi a un muro, cercando l’angolazione ideale. Tutto sembrava sotto controllo… fino a quando il treno è arrivato.
In quell’istante, la distanza mi è sembrata improvvisamente minima. Il rumore, il movimento, la massa della locomotiva: tutto si è fatto più grande, più vicino. Ho avvertito un senso di pericolo, la sensazione di non avere abbastanza spazio per reagire. È durato un attimo, forse meno. Una paura probabilmente sopravvalutata, ma reale in quel momento. Eppure, anche lì, tra adrenalina e concentrazione, ho scattato. Perché a volte la fotografia è anche questo: un equilibrio sottile tra istinto e consapevolezza.
Dal punto di vista tecnico, negli anni ho affinato il mio approccio. La mia fidata reflex è sempre stata il cuore del lavoro, spesso accompagnata dal drone per catturare la maestosità del paesaggio dall’alto, e dalle action-cam Insta360 per aggiungere dinamismo e immersività ai video.
L’ottica che utilizzo quasi sempre è il Canon 70-200mm f/2.8, una lente che mi permette grande versatilità e una resa eccellente. Prediligo lavorare con diaframmi aperti, per isolare il soggetto e sfocare tutto ciò che non è essenziale. Il treno diventa così protagonista assoluto, immerso in un contesto che si dissolve in morbide sfumature.
Un aspetto a cui tengo particolarmente è l’utilizzo dell’HDR. Attraverso la tecnica del tonemapping riesco a tirare fuori dettagli che altrimenti andrebbero persi, sfruttando più esposizioni generate anche a partire da un solo scatto. Questo mi consente di applicare l’HDR anche su soggetti in movimento, come il treno, mantenendo naturalezza e profondità senza compromettere la scena.
E poi c’è il momento finale. Quello che non si può descrivere del tutto, ma solo vivere. L’arrivo del treno a Ormea. Le persone che si radunano, gli occhi dei bambini pieni di meraviglia, gli adulti che tornano un po’ bambini. Il fumo che si alza lento, il suono del vapore che si disperde nell’aria fredda.
È un’emozione condivisa, semplice e potente. Un piccolo miracolo che si ripete ogni anno, e che ogni anno riesce ancora a sorprendermi.
Perché alla fine, al di là della tecnica, delle scelte e delle sfide, ciò che resta è questo: assistere all’arrivo di quel treno è un’emozione autentica, capace di parlare a tutti, grandi e piccini. Ed è proprio lì, in quell’istante sospeso, che la fotografia trova il suo significato più profondo.