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DIARIO DI SCATTO
Nel cuore della mareggiata: il richiamo delle onde



C’è qualcosa nelle mareggiate che mi richiama sempre, come una voce profonda che arriva da lontano. Il mare, quando si agita, sembra parlare una lingua antica: fatta di vento, di schiuma, di onde che si infrangono contro la costa come pagine di un libro che si voltano da sole. È in quei momenti che sento il bisogno irrefrenabile di uscire con la macchina fotografica, di provare a catturare quella forza indomabile che la Liguria sa mostrare come pochi altri luoghi. La nostra terra è un teatro naturale perfetto per questo spettacolo: scogliere a picco, borghi sospesi tra cielo e mare, curve improvvise che regalano scorci che sembrano nati apposta per essere fotografati. E ogni mareggiata è una storia, diversa dalla precedente.
Ricordo ancora la prima volta che mi sono affacciato alla Galeazza , a Imperia, in un pomeriggio d’inverno. Il vento soffiava così forte che sembrava spingermi indietro, ma io restavo lì, affascinato da quelle onde che si sollevavano come montagne d’acqua prima di frantumarsi sugli scogli. Ogni scatto era una lotta contro il sale e il tremore del treppiede, ma quando riguardai le foto capii che avevo catturato qualcosa di unico: il carattere selvaggio di quel tratto di costa. A Manarola , invece, ho imparato che la mareggiata non è solo potenza: è anche poesia. Lì, le onde si avvolgono attorno al piccolo promontorio con una grazia feroce, mentre le case colorate osservano dall’alto come spettatori silenziosi. Ricordo un’alba in cui il cielo virava dal viola al rosso fuoco, e ogni frangente sembrava dipingere un nuovo quadro. In quel momento ho capito che la fotografia non stava solo nel fermare un istante, ma nel respirarlo. A Portovenere , la tempesta prende un’altra forma ancora. Le onde si insinuano tra le rocce della grotta Byron e risuonano come un organo naturale. Una volta, mentre tentavo di fotografare la chiesa di San Pietro incorniciata dagli spruzzi, una raffica improvvisa mi inzuppò da capo a piedi. Mi misi a ridere: era come se il mare volesse ricordarmi chi comandava davvero in quella scena. Eppure, proprio quella serie di scatti — così difficili da ottenere — rimane una delle mie preferite. Ogni mareggiata, in ogni angolo della Liguria, mi ha lasciato qualcosa: una storia, una lezione, un’immagine che non avrei potuto trovare altrove.
E se anche tu ami il mare in tempesta e desideri fotografarlo, voglio condividere con te ciò che ho imparato in questi anni
SICUREZZA PRIMA DI TUTTO:
Prima di parlare di tecnica, c’è una cosa che non mi stancherò mai di ripetere: fotografare le mareggiate deve essere un piacere, non un rischio . Il mare in tempesta è imprevedibile: un’onda può arrivare più alta del previsto, uno scoglio può diventare scivoloso, una folata improvvisa può sbilanciarti. Ricordiamolo sempre: nessuna foto vale la nostra vita , né quella di eventuali soccorritori. Godiamoci lo spettacolo con attenzione, rispettando barriere, distanze e segnalazioni meteo.
La prudenza non spegne la passione: la rende possibile
ATTREZZATURA:
INVESTIRE NELLA SOLIDITA'
Un cavalletto robusto e affidabile Il treppiede è il nostro alleato più importante. Dimentichiamo i cavalletti cinesi da pochi euro: non possiamo affidare una fotocamera da migliaia di euro a un supporto instabile , soprattutto con vento forte e terreno irregolare. Un cavalletto serio, pesante quanto basta, è ciò che fa la differenza tra uno scatto riuscito e uno scatto mosso.
Filtri ND di qualità Consiglio in particolare un ND64 : permette di allungare il tempo di esposizione il giusto, catturando il movimento dell’acqua senza appiattire l’onda nel classico effetto seta dei filtri più densi (ND1000, ND32000). Il mare in tempesta è movimento e struttura: è importante mantenerle entrambe.
Panno in microfibra sempre in tasca: Gli spruzzi arriveranno, sempre. Avere un panno pulito e morbido permette di mantenere la lente nitida e pronta per lo scatto successivo.
Abbigliamento e scarpe adeguate Essere comodi e protetti significa scattare meglio: giacche impermeabili, guanti che consentano mobilità, pantaloni resistenti all’acqua, scarpe con buon grip.
La concentrazione non può esserci se si è fradici o infreddoliti.

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Osservare prima di scattare Una volta arrivati sul posto, non correre a montare tutto. Prenditi qualche minuto per osservare il ritmo del mare: dove le onde si infrangono con più forza, come il vento muove gli spruzzi, quali zone sono sicure e quali no. L’occhio allenato è la prima vera attrezzatura del fotografo
PIANIFICAZIONE:
IL LAVORO INIZIA PRIMA DELLO SCATTO
Windy : affidabilissima per vento e moto ondoso.
Radar meteo : utilissimo per capire se arrivano piogge o temporali. Webcam locali : oggi ci permettono di valutare in tempo reale la situazione del mare.
TECNICHE DI SCATTO
CATTURARE IL MOMENTO PERFETTO.
Con l ’ ND64: il tempo ideale: L’ND64 permette di allungare leggermente il tempo di esposizione, così l’onda rimane viva e riconoscibile ma assume una fluidità elegante. È il compromesso ideale per raccontare una mareggiata senza snaturarla.
Autoscatto a 2 secondi: Usare l’autoscatto elimina le vibrazioni della pressione sul pulsante, così il treppiede rimane stabile. Il momento giusto? Quando l ’ onda si prepara a schiantarsi . Anticipalo osservando il mare, non il display.
Guarda il mare, non il mirino: Una volta scelta l’inquadratura, sposta lo sguardo sul mare. Il mare ti dice quando scattare: il mirino no. Quando senti che l’onda sta arrivando nel suo momento migliore… premi.
Mantieni la lente pulita: Controllala spesso e puliscila appena vedi una goccia. Una sola macchia può rovinare lo scatto perfetto. Scatta più sequenze dallo stesso punto: Ogni onda è diversa. Scattare raffiche o serie consecutive permette di selezionare i momenti migliori e, se serve, combinare più esplosioni d’acqua in post-produzione per creare immagini davvero spettacolari.
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POST-PRODUZIONE
DARE FORMA ALL'EMOZIONE
in fase di editing, cerco di rispettare la natura dell’onda e l’atmosfera del momento.
Il mio processo tipico:
-Selezionare le onde più belle o più scenografiche
-Combinare più scatti simili per creare una composizione ricca e coerente
-Recuperare luci, ombre e dettagli mantenendo un aspetto naturale; -Bilanciare colori e contrasto per restituire la potenza del mare senza artifici esagerati.
La post-produzione è la fase in cui lo scatto prende vita, ma sempre nel rispetto della scena
MANUTENZIONE
IL DOPO E' IMPORTANTE QUANTO IL DURANTE
Dopo una mareggiata il sale è ovunque, anche dove non sembra. Per questo è fondamentale:
Pulire accuratamente la fotocamera , usando strumenti adatti per rimuovere polvere e salsedine;
Lavare e asciugare il treppiede , smontando le gambe se possibile; pulire filtri e lenti con prodotti specifici;
Svuotare e pulire lo zaino , che spesso accumula sabbia e sale.
Una buona manutenzione ti permette di continuare a fotografare senza rischiare danni permanenti all’attrezzatura
Fotografare una mareggiata è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi: il rumore assordante, il vento sul viso, l’odore salmastro, il brivido dell’attesa. È un dialogo silenzioso con la natura, un esercizio di pazienza, rispetto e sensibilità. Ogni uscita è diversa dalla precedente, ogni onda è una sorpresa. E ogni volta che torno a casa con lo zaino umido di salsedine e la scheda piena di scatti, so' di aver vissuto qualcosa che va oltre la fotografia: una piccola avventura, un frammento di libertà.
Se deciderai di metterti alla prova, fallo con prudenza, con curiosità e con amore. Il mare, quando si arrabbia, è il soggetto più difficile che ci sia… ma anche il più sincero.
CONCLUSIONE