Ci sono luoghi che non si visitano soltanto: si vivono, si respirano, si portano dentro come un segreto custodito tra le pieghe della memoria. La Valle di Fontanalba, sorella discreta e incantata della più celebre Valle delle Meraviglie, è uno di quei luoghi che sanno farsi mito.
Il mio viaggio comincia a Casterino, piccolo villaggio alpino sospeso tra silenzi e boschi. Qui ho piantato la tenda, lasciando che la notte mi sorprendesse. E quando il sole si è ritirato dietro le creste, il cielo ha acceso la sua lanterna infinita: una volta stellata che sembrava scesa a posarsi proprio sopra di me. Le costellazioni danzavano come segni antichi, messaggi dimenticati che l’uomo cerca da sempre di decifrare.
A farmi compagnia, la mia Canon M50 Mark II, leggera e compatta, compagna ideale per le escursioni. Con lei, l’immancabile ottica 11-22 mm, perfetta per catturare i paesaggi, e un obiettivo che porto con me da anni, il Meike 8 mm, che proprio su questo corpo macchina trova nuova vita, spalancando lo sguardo a prospettive ampie e suggestive. Grazie a loro ho potuto fermare i respiri del cielo e la profondità della notte.
All’alba, con l’aria pungente che profuma di resina e rocce umide, è cominciata l’escursione. Il sentiero si inoltra in una valle che sembra uscita da un racconto primordiale: la Fontanalba. L’acqua scivola tra pietre chiare, i larici sorvegliano i pendii come guardiani silenziosi, e ovunque si percepisce una sacralità antica.
Camminando, ogni passo era un invito alla contemplazione. Non è solo la natura a parlare, ma anche le tracce degli uomini che qui, migliaia di anni fa, lasciarono le loro incisioni rupestri. Figure stilizzate, simboli misteriosi, immagini che evocano un dialogo senza tempo con il cielo e con la terra. In quell’alfabeto di pietra si avverte la stessa meraviglia che si prova alzando gli occhi alla notte stellata: lo stupore di appartenere a qualcosa di più grande.
La valle si apre in un gioco di luci e contrasti: rocce chiare, prati che ancora conservano i fiori dell’estate, corsi d’acqua che riflettono i contorni delle montagne. Tutto sembra sospeso tra realtà e sogno.
La giornata è trascorsa così, tra il silenzio e l’eco dei pensieri, fino a quando il sole, chinandosi verso l’orizzonte, ha tinto le cime di un rosso ardente. In quel momento ho capito che la Fontanalba non è solo una meta escursionistica: è un incontro. Con la storia, con la natura, con sé stessi.
Riprendendo la via del ritorno, portavo con me due notti di stelle e due giorni di cammino. E la certezza che certe valli non si attraversano soltanto: ti restano dentro, come una voce che continua a sussurrare poesia anche a distanza di tempo.
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